Articoli tratti dalla stampa

Da "The Guardian" del 4 marzo apprendevamo che in Gran Bretagna l'Alta Corte dovrà giudicare circa una causa intentata da un centianaio di donne contro alcune case farmaceutiche accusate di aver commerciato la pillola contraccettiva senza aver correttamente informato le fruitrici sui possibili e gravi effetti collaterali.

Si tratta di danni quali trombosi, embolia polmonare, paralisi e trombosi cerebrale; sette donne erano morte, altre rimaste completamente inabili.
Le case farmaceutiche coinvolte sono: la Schering Healthcare per il Femodene del 1987; la Wyet chiamata in causa per la produzione di Minulet del 1988 e Tri Minulet del 1992; la Organon Laboratories per il Marvelon del 1981 e Mercilon del 1989.

Il settimanale "L'Espresso" del 12 aprile riporta i dati dell'ultimo congresso europeo sul cancro al seno svoltosi a Barcellona, nel quale si è tracciata la correlazione diretta tra tumore e pillola. Il rischio aumenta del 56%, e, se si assume il contraccettivo fino a 45 anni, risulta aumentare anche del 144%.
Se la contraccezione è un diritto conquistato; la pillola contraccettiva in realtà non è il meglio se l'efficacia si paga con questa grave ipoteca sulla salute.
L'evitare il concepimento non è ad esclusivo carico delle donne e un sano principio di autogestione dovrebbe implicare sempre la valutazione di altri metodi che, al di là del moralismo cattolico, difficilmente ginecologi o consultori pubblici hanno l'accortezza di spiegare o di ingegnarsi ad insegnare.

La pillola è più sbrigativa per tutti; per il maschio che va liscio, per chi la produce, per chi la prescrive; e il servizio sanitario nazionale la dà perfino gratis; le donne invece, quest'apparente comodità la pagano a caro prezzo...

 

tratto da: Ecologiasociale

Sentite cosa afferma uno specialista francese il prof. Mathé Georges, direttore dell’ospedale Paul Brousse di Villejuif e pubblicata su “La Pratique medicale quotidienne”:
“La contraccezione l’uso delle pillole antifecondative, è stata un errore in quanto ha raddoppiato la frequenza dei tumori del collo uterino. Non vale la pena di spendere milioni di franchi (francesi) per fabbricare l’interferone od altro, se si viola sistematicamente l’Etica della Natura. Bisogna cercare qualche cosa di diverso dalla pillola.
Egli continua: Sono stati scoperti certi batteri, chiamati Papova (che sono creati e convivono nella vagina di donne malaticce- NdR), che possono essere di due tipi; gli uni provocano lesioni benigne rotonde, visibili ad occhio nudo e riscontrabili negli individui che cambiano spesso il partner sessuale; gli altri generano lesioni maligne (perché hanno subito una mutazione - NdR) piane, visibili solo con la lente, localizzabili negli organi genitali, ma anche nella bocca, sulle corde vocali e persino nell’esofago”.
La pillola e' preparata con ormoni SINTETICI (tossici), NON NATURALI, a formula molecolare quadrata; essa intossica anche il fegato e l'organismo non riuscendo ad espellerli, li accumulera' e nel tempo potranno prodursi malattie anche molto gravi!
I suoi VELENI contro natura influiranno anche sulla crescita e/o sesso e/o sulla possibilita' di concepire o meno!
La pillola anticoncezionale inoltre distrugge l’acido folico e le vitamine B6, B12, C, E.

tratto da: Mednat

PILLOLA, CHI L'ASSUME RISCHIA PLACCHE E TUMORE - news del 11 novembre 2007
L’utilizzo a lungo termine della pillola anticoncezionale può determinare la formazione di placche nelle arterie. È questa la conclusione alla quale è approdato uno studio condotto dall’università di Ghent (Belgio), dove gli esperti hanno seguito mille donne “consumatrici” del contraccettivo orale parallelamente ad altre mille che invece non ne fanno uso.
Il confronto tra i due campioni ha evidenziato un aumento pari al 20-30% dei cumuli di grasso indurito (placche, appunto) per ogni decade in cui il farmaco è stato assunto. La presentazione di tali risultati è avvenuta durante il convegno dell’American Heart Association, recentemente tenutosi a Orlando (Florida, Usa). A divulgare la notizia è stata invece la rivista scientifica Nature.
Ma non basta. Un’altra ricerca, questa volta pubblicata su The Lancet, ha confermato un’ipotesi da tempo in circolazione: il ricorso alla pillola, prolungato per almeno cinque anni, raddoppia le probabilità di contrarre un cancro al collo dell’utero. La buona notizia è che il pericolo diminuisce quando si interrompe il trattamento, tornando su livelli normali dopo circa un decennio.

A mettere in guardia contro il rischio tumore è la revisione sistematica dell’85% degli studi epidemiologici disponibili nel mondo sul carcinoma alla cervice, nata da una collaborazione internazionale guidata da Jane Green dell’università di Oxford. Alla luce dell’assunzione di estro-progestinici sono stati rielaborati i dati riguardanti 16 mila donne malate e 35 mila sane, differenti per fasce di età, provenienza geografica, abitudini sessuali.
I risultati suggeriscono un rapporto causa-effetto tra la pillola e la possibilità di sviluppare il cancro al collo dell’utero, ma non chiariscono il meccanismo preciso. L’infezione da Papilloma Virus (Hpv), che si trasmette per via sessuale, è sempre all’origine di questo male. Le donne che adottano la contraccezione orale in luogo del preservativo sono, pertanto, più esposte al contagio.

Ma si può anche ipotizzare una correlazione tra l’uso di ormoni e l’instaurarsi dell’infezione persistente: gli estrogeni aumentano la trascrizione dell’Rna virale, mentre riducono la risposta immunitaria. Così come si può ipotizzare che gli anticoncezionali orali giochino un ruolo nello sviluppo delle lesioni precancerose di grado severo. Non è stato invece dimostrato un loro coinvolgimento nella trasformazione di tali lesioni in tumore maligno.
Insomma, si deve concludere che la pillola fa male? Jane Green consiglia prudenza: «Nessuno è in grado di dire se fa bene o fa male. Ciò perché, al momento, è difficile elaborare statistiche valide. Troppo diverse tra loro sono le pillole anticoncezionali e ancor più diversi sono i periodi di assunzione da parte delle donne. I risultati, quindi, non possono essere omogenei».
All’esperto di Oxford fa eco Sharonne Hayes della Mayo Clinic di Rochester (Minnesota, Usa). «L’aumento del cancro alla cervice in chi utilizza la pillola – afferma –non è un dato nuovo e, anche se la scoperta delle ricadute sulle arterie era sconosciuta (si riferisce alla ricerca condotta in Belgio, ndr), direi che le ricerche devono essere ancora portate avanti prima di giungere a conclusioni definitive. Le donne studiate, infatti, hanno utilizzato pillole di vecchia concezione, contenenti un’elevata quantità di ormoni».